Ci sono momenti in cui la cooperazione smette di essere un concetto astratto e prende forma concreta nelle storie delle persone, nei territori che resistono allo spopolamento e nei progetti che rimettono in circolo fiducia. Uno di questi momenti è stato raccontato da Assunta Aprea sulla rivista Credito Cooperativo, che ha citato anche Il mio viaggio nella cooperazione come esperienza di storytelling capace di valorizzare il modello cooperativo.
Il riferimento è al Mini Forum dei Giovani Soci e Socie delle BCC di Campania e Calabria, dove il panel “L’impresa cooperativa per lo sviluppo delle comunità” è stato guidato da Antonio Candela, fondatore de Il mio viaggio nella cooperazione. Al tavolo si sono confrontate realtà significative della Campania e della Calabria: Cantine Giraldi&Giraldi, Cooperativa La Paranza, Cooperativa La Scorte e Monaci Digitali, portando testimonianze di come la cooperazione possa davvero generare sviluppo economico e sociale a partire dalle comunità locali.


Cooperative di comunità: più di un’impresa
Parlare di “impresa cooperativa” significa parlare di un modello che non si limita a produrre beni o servizi, ma che costruisce infrastrutture di fiducia. Non si tratta solo di fare economia: si tratta di generare impatto. Le cooperative di comunità nascono dall’idea che lo sviluppo non possa essere calato dall’alto, ma debba germogliare dal basso, dall’iniziativa di cittadini che scelgono di trasformare un problema in una risorsa condivisa.
Cantine che diventano simbolo di un territorio, cooperative sociali che riscrivono le regole dell’inclusione, progetti digitali che riportano lavoro e creatività dove sembrava esserci solo emigrazione: ognuna delle esperienze raccontate al panel ha dimostrato che il modello cooperativo è capace di tenere insieme sostenibilità economica e crescita sociale.
Dal sociale all’economico: il doppio impatto
C’è un equivoco diffuso: pensare che le cooperative siano solo “buone azioni sociali” senza solidità economica. La realtà, invece, è l’opposto. Una cooperativa di comunità ben strutturata genera reddito, occupazione, opportunità imprenditoriali. Lo fa, però, senza sacrificare la dimensione collettiva: ogni scelta è ancorata a un’idea di bene comune.
In Campania e in Calabria questo è particolarmente evidente. Lì dove i giovani emigrano, la cooperativa diventa un’alternativa credibile: trattiene competenze, valorizza risorse locali, trasforma il “non c’è niente qui” in “qui possiamo costruire qualcosa insieme”. È un modello che non solo combatte l’isolamento economico, ma rilancia il capitale sociale.
Un ponte tra generazioni e territori
Le esperienze portate da Cantine Giraldi&Giraldi, La Paranza, La Scorte e Monaci Digitali raccontano un’Italia che non si arrende al destino dei piccoli borghi, dei quartieri fragili, dei territori dimenticati. Raccontano un protagonismo collettivo che si fa impresa, unendo memoria e innovazione, tradizione agricola e digitale, giovani e comunità intere.
In fondo, il senso della cooperazione è proprio questo: non lasciare indietro nessuno e trasformare l’energia diffusa in sviluppo condiviso. È un modo di fare economia che non punta solo alla crescita del singolo, ma alla crescita di tutti.
Il futuro passa da qui
Se parliamo di sviluppo sostenibile, inclusivo e durevole, non possiamo non guardare alle cooperative di comunità come a una delle risposte più concrete e innovative. Sono laboratori viventi dove si sperimenta un’economia diversa, che tiene insieme persone, territori e imprese.
Il panel di Diamante ha dimostrato che il futuro non sta solo nelle grandi strategie globali, ma anche nella capacità delle comunità locali di organizzarsi, cooperare e produrre valore. Ed è qui che il racconto incontra l’azione: le parole diventano progetti, e i progetti diventano sviluppo.
