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Dove l’accoglienza diventa comunità: la storia cooperativa di B-Life e Corte Lusenzo a Sottomarina

Quando arrivi a Sottomarina non pensi subito alla cooperazione.
Pensi al mare, alla sabbia sottile, alle barche che rientrano al porto, al ritmo lento delle maree.
Ma proprio lì, dove il turismo sembra dominare tutto, ho scoperto una realtà che va controcorrente. Una cooperativa che non pensa all’ospitalità come servizio, ma come occasione per generare relazioni, includere, educare, costruire futuro.

Questa è la storia di B-Life e del suo progetto più simbolico: Corte Lusenzo, un piccolo “albergo sociale” affacciato sull’acqua, che sta diventando un laboratorio umano dove il turismo incontra la dignità del lavoro, la formazione incontra la fragilità, l’economia incontra la comunità. Non è solo un posto dove si dorme: è un posto dove si cresce.

B-Life nasce da professionisti che conoscono bene il territorio e non vogliono limitarvisi.
Hanno visto un bisogno: offrire percorsi per chi è ai margini, per chi cerca una possibilità, per chi vive fragilità sociali o educative. E hanno visto anche una risorsa: il turismo, spesso pensato come industria veloce, stagionale, senza radici.
Hanno deciso di rovesciare la prospettiva. Il turismo può diventare un bene comune, non un privilegio.

Corte Lusenzo ne è la dimostrazione concreta: un luogo in cui la qualità dell’accoglienza si intreccia con la qualità delle relazioni. Un luogo in cui lavorare significa imparare, conoscere, sentirsi parte di qualcosa.

La cosa che più mi ha colpito entrando nella struttura non è stata l’estetica — che pure è curata — ma l’atmosfera.
Lì gli spazi non servono solo a ospitare, servono a educare.
Il progetto coinvolge giovani del territorio, spesso tra i 16 e i 18 anni, che vengono formati in modo professionale sulla gestione di una struttura ricettiva. Non un lavoretto estivo, non un riempitivo:
una scuola di vita.

I ragazzi imparano gestione, pulizia, accoglienza, comunicazione, responsabilità.
Imparano soprattutto una frase che la cooperativa ripete spesso:
“Qui non serviamo clienti. Qui accogliamo persone.”

Questa cultura dell’accoglienza non si insegna in un manuale: nasce dal fare, dall’osservare, dal mettersi in gioco.
Nasce dal fatto che B-Life affida ai giovani un ruolo autentico: non aiutanti, ma protagonisti. In parallelo, la cooperativa costruisce percorsi di inclusione sociale: persone che vivono fragilità, disabilità o situazioni borderline vengono accompagnate con un metodo intelligente, attraverso il peer tutoring.
I giovani formati diventano supporto, presenza, voce amica.
Non c’è assistenzialismo: c’è relazione. E dove nasce relazione, nasce comunità.

Una cooperativa che mette al centro valore, non apparenza

Ho capito una cosa parlando con chi guida B-Life: non vogliono costruire un modello da copertina, vogliono costruire un modello reale.

La cooperazione qui non è uno slogan, è un patto quotidiano.
È fatta di presenze, turni, formazione continua, coordinamento, responsabilità.
È fatta di sguardi e di fiducia reciproca. È fatta di persone prima che di procedure.

Corte Lusenzo non è un resort.
È un piccolo organismo comunitario, un pezzo di economia che funziona perché tiene insieme dimensione economica e dimensione sociale.

Chioggia è un territorio che conosce bene la fatica e la bellezza.
La pesca insegna che la stabilità non esiste, che il mare cambia, che bisogna sapersi adattare.
Forse è per questo che qui, più che altrove, nascono progetti cooperativi capaci di tenere insieme generazioni e vulnerabilità, ambizione e radici. Corte Lusenzo porta proprio questa impronta: accogliere l’imprevedibile senza perdere la direzione.

La sua forza sta nel creare un ponte tra il dentro e il fuori, tra chi cerca un posto dove dormire e chi cerca un posto dove “stare”.Perché l’ospitalità non è solo un mestiere: è un modo di appartenere.

La cooperazione come futuro possibile

Ogni volta che visito una cooperativa, cerco di capire cosa la rende speciale.
In B-Life ho trovato una cosa semplice, ma rara:

coerenza.

Coerenza tra ciò che dicono e ciò che fanno.
Coerenza tra ciò che credono e ciò che costruiscono.
Coerenza tra il desiderio di inclusione e le scelte organizzative quotidiane.

Corte Lusenzo è una prova concreta che si può fare impresa senza perdere l’anima.
Che si può fare turismo senza perdere il senso.
Che si può fare cooperazione senza scadere nel racconto, perché il racconto è già realtà.

Perché questa storia merita di essere raccontata

Nel mio viaggio continuo a incontrare realtà che tengono insieme tutto: economia, cura, territorio, giovani, fragilità.
B-Life è una di queste.
Una cooperativa che non punta a diventare grande, ma a diventare significativa.
Che non insegue attenzione mediatica, ma costruisce impatto.

E mi ricorda che:

la cooperazione non è un modello alternativo.
È un modello necessario.

Necessario per territori come Chioggia.
Necessario per territori come la Basilicata.
Necessario per un Paese che ha bisogno di luoghi dove crescere, dove tornare, dove trovare possibilità.

Corte Lusenzo è uno di questi luoghi. E raccontarlo significa raccontare un’Italia che spesso non fa notizia, ma fa differenza.

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